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Pensioni, le regole d’oro del nuovo anno: cosa cambia e cosa resta

anziani e pensione
Anziani controllano l’importo della pensione

Il nuovo anno si prospetta già di cambiamenti: ecco cosa avverrà nel 2023 per ciò che riguarda le pensioni, qualcosa rimane e qualcosa cambia.

Con l’arrivo del nuovo anno si vedranno delle variazioni nelle riforme pensionistiche: come cambieranno e quali saranno le novità. La riforma pensionistica nell’anno nuovo resta uno dei nodi cruciali ancora da sciogliere. Con l’abbandono della riforma 102 infatti in molti pensano che il minimo età pensionabile dei 64 anni verrà abbandonato, ma sarà davvero cosi?

Intanto si è certi che la soglia dei 42 anni e 10 mesi di contributi per il pensionamento anticipato resterà invariata, mentre resterà ancora attiva la soglia dei 67 anni per coloro che hanno maturato 20 anni di contributi.

E ancora si parla dei profili di quei lavoratori cosiddetti precoci, che potranno richiedere il pre pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, ma solo a patto che appartengano ad uno dei profili tutelati.

Tutte le altre misure pensionistiche del nuovo anno

Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, come abbiamo accennato, dei 64 anni di età resta in vigore data la legge Legge 335 del 1995. Ancora parliamo anche della pensione per coloro che hanno 5 anni di contributi e che hanno compiuto i 71 anni di età.

Altra regola portata avanti è la pensione anticipata per i disabili, coloro che hanno ovvero almeno l’80% di invalidità e dunque a cui è predestinato questo favore, mentre un’altra regola portata avanti è quella sulla Quota 97,6 per coloro che svolgono lavori usuranti i quali avranno il diritto di richiedere la pensione a 61 anni e 7 mesi di età.

pensione
Le regole per la pensione potrebbero cambiare

Altro cambiamento che potrebbe essere apportato nel 2023 riguarda la riforma previdenziale, ovvero parliamo di quella riforma sulla pensione introdotta dal Legge di Bilancio in sostituzione con Quota 100 e che comprende appunto la Quota 102, con i 64 anni minimi appunto più 38.

Questa riforma porterebbe anche alla proroga di questioni come Opzione Donna e APE sociale, ma in questo caso ovviamente si dovrà avere un po’ di pazienza, infatti dato l’arrivo del nuovo Governo, per capire la reistituzione di queste riforme, dovremo aspettare l’entrata il voto della maggioranza sulla questione.

Ricordiamo poi che la pensione minima istituita nei 67 anni di lavoro con almeno 20 anni di contributi è stata calcolata intorno ai 525€ di assegno pensionistico.