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Congedo mestruale, partono le sperimentazioni: quando possono avvalersene le studentesse

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In alcuni istituti superiori del nord Italia è stata introdotta questa novità che può consentire alle studentesse di poter vivere più serenamente la fase iniziale del ciclo mestruale

Convivere con il ciclo mestruale non è mai semplice per le ragazze in età adolescenziale. Si tratta di una fase in cui imparano a conoscere gli stimoli del proprio corpo e non sempre però riescono a gestirli, in particolar modo quando arriva il periodo embrionale delle mestruazioni, che può interferire con le normali attività quotidiane. Per agevolarle sotto questo punto di vista, alcuni istituti scolastici hanno deciso di istituire il congedo mestruale.

A sperimentarlo per primo è stata una scuola superiore di Ravenna (Liceo artistico Nervi Severini) a cui ha fatto seguito anche un’altra di Torino (Istituto professionale Beccari). Scopriamo com’è articolato e in che modo possono trarne beneficio le giovani ragazze in età scolastica.

Congedo mestruale: di cosa si tratta e in quali casi può essere concesso

Nello specifico la misura consiste nella possibilità di potersi assentare per un massimo di due giorni al mese senza che questi vengano calcolati tra quelli inseriti nel computo per la validità dell’anno scolastico. Chiaramente ciò riguarda coloro che sono alle prese con dolori piuttosto pesanti che comportano dei momenti di difficoltà fisica. Per questo è necessario il certificato medico.

L’adesione è stata subito alta e la sensazione è che i numeri possano ulteriormente aumentare. Dopo l’esempio di Ravenna e Torino anche in altre città si sono informati per cercare di capire di più rispetto a questa iniziativa che va a tutelare le donne in un momento per loro delicato.

Ma esiste il rischio che qualcuna possa approfittarsene delle situazione e fare assenza a proprio piacimento? Di primo impatto sembra proprio di no. Infatti le scuole a fine monitoreranno i numeri e nel caso in cui le studentesse avessero fatto assenze per più di un quarto del monte delle ore annuali, allora si andrà a verificare quante di queste sono dovute alla dismenorrea (fase dei dolori dei primissimi giorni di ciclo).

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Ipotesi comunque molto remota visto che gli eventuali controlli scatterebbero solo se le assenze dovessero corrispondere ad un equivalente di due mesi. Insomma, una gran bella novità per il mondo femminile. Soprattutto su questa tematica non sempre c’è la giusta tutela, basti pensare ai prezzi esorbitanti degli assorbenti. Dovrebbero essere un bene primario vista la loro funzione, ed invece non è propriamente così.

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Antonio Pilato